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Narcysa Retrò Chic tutte pazze per le borse

Donne che amano lo stile retrò-chic, donne che non possono fare a meno di riempire il guardaroba di borse, borsette, pochette. Tutte loro ogni giorno, possono trovare ciò che cercano tra le creazioni di una donna speciale, che sa accontentarle tutte e con grande gioia ci racconta, oggi, qualcosa di se! Parliamo di Narcysa Retrò Chic e queste che vi presentiamo sono le sue deliziose creazioni!
Sul tuo blog leggiamo “metà giurista, metà pasticcera e adesso improvvisamente creativa. Ma soprattutto BIONDA” uno stampatello che ci incuriosisce, raccontaci di te.
Permettetemi di usare indegnamente un illustre incipit. In principio era la pasticcera.
Sin da piccola ho sempre avuto una propensione maniacale alla perfezione e al dolce che si è col tempo esplicitata in torte multistrato, ecclaires, profitteroles, bavaresi e tortine varie. Sono sempre stata “umorale” con la cucina. Posso cucinare solo a tre condizioni: 1) il mio umore deve essere positivo 2) devo essere da sola in cucina 3) devo avere fame/ un’occasione speciale per preparare qualcosa di particolare. Poi fu la giurista.
Una laurea in giurisprudenza e il mio attuale praticantato presso uno studio legale del quale si possono leggere le quotidiane disavventure sul mio blog.
Giurista non per scelta consapevole e civilista ancor meno, avrei voluto occuparmi di storia del diritto ma è andata diversamente. In compenso conosco il vero significato della parola “ovvero”. E da sempre bionda.
La mia “bionditudine” è una caratteristica insita. E’ il mio modo di prendermi in giro, è il modo per sentirmi un po’ Elle Woods, è il modo per non prendermi troppo sul serio. E’ la giustificazione che dò alle mie frivolezze, a certe mie “uscite” non proprio brillanti. E’ ciò che di me fa il contraltare al mio aspetto professionale. Ecco, mi permetto un po’ di facezie giustificandomi con la mia bionditudine. E quando le mie amiche mi dicono con rammarico che gli uomini preferiscono le bionde, io rispondo loro che però poi sposano le brune!
Borsette, fermagli, spille e chi più ne ha più ne metta, da dove prendi l’ispirazione per le tue innumerevoli creazioni?
Il mio intento è quello di ispirarmi ai primi quarant’anni del Novecento con una particolare attenzione per il ventennio ricompreso tra gli anni venti e i trenta. Trovo che in questi periodi, gli anni ruggenti specialmente, vi fosse un’idea globale di società molto più “moderna” per certi versi di quella attuale. Gli abiti femminili abbandonavano le rigide costrizioni del secolo precedente fatte di bustini, stecche e ingombranti crinoline per abbracciare l’ideale della “maschietta” e dei suoi abiti semplici ma non per questo meno eleganti. Le donne erano donne senza essere nient’altro che questo, senza la necessità imperante e spasmodica di affermare un ruolo o la propria femminilità. C’era, era prorompente e tangibile anche se nascosta dietro un rigido bob che veniva però ingentilito da un cappellino vezzoso o da un boa di piume di struzzo.

Dal tuo Facebook si evince che però la tua propensione sembra tendere verso la realizzazione di borse, pochette, borsette, sappiamo essere l’accessorio che insieme con le scarpe fa letteralmente impazzire le donne, ne abbiamo uno per ogni situazione, tu cosa consigli di indossare ad un primo appuntamento? E ad un colloquio di lavoro? E ad un esame all’università?
In tutte queste situazioni possiamo decidere chi vogliamo essere seguendo sempre il nostro stile e non tradendo la nostra personalità. Se il nostro uomo dei sogni ci invita a cena in un ristorante elegante, trovo sia d’obbligo una pochette in tessuto rigorosamente coordinato al colore delle scarpe, magari di un delicatissimo cipria che smorzi un little black dress.
Per un colloquio di lavoro consiglierei una borsa grande e dalle linee geometriche, in colori preferibilmente scuri. Ho notato, a mie spese, che più ci si presenta austeri e formali e più si viene presi sul serio, soprattutto se si è donne. E poi una volta assunte, ovviamente, largo al colore!
Per un esame universitario una borsa di tela capiente, a tracolla e con qualche lezzo. Un fiocco, un fiore, un ciondolo vistoso, un particolare che ci permetta di dire che siamo molto intelligenti ma… diamine, adoriamo le cose belle!

Quali sono i colori della prossima stagione che hai riservato alle tue creazioni in progetto?
Non ho una preferenza di colori. Cerco sempre la stoffa che mi colpisca, il particolare d’effetto. C’è il colpo di fulmine per un tessuto, un decoro, una fantasia.
Per la maggior parte le mie creazioni vengono realizzate su ordinazione ed è proprio questo il bello: la cliente chiede e io vado ad immergermi in mezzo alle stoffe finchè non trovo quella perfetta.
In maniera decisamente controcorrente, forse impopolare e terribilmente poco purista, non reputo giusto che ci siano dei “colori” di stagione. Ognuno sceglie con consapevolezza cioè che ritiene ideale per il proprio umore, il proprio stato d’animo o per le proprie scarpe.
Accanto a questa “filosofia creativa” però, ho in mente da un po’ una collezione ad edizione limitata “Narcysa Nippon Inspiration”. Si tratta di borsette da sera e molto luccicanti ispirate al Giappone Imperiale. Rossi, dorati, blu intessuti di fili d’argento e complicati disegni. Un po’ occidentale, un po’ gheisha, la immagino così la donna della prossima stagione.
Quali materiali usi per le tue creazioni e tra questi c’è qualcosa di volutamente riciclato? In poche parole, quanto sei eco-friendly?
I tessuti e i materiali di cui mi servo sono per lo più “attuali, anche se ho una scatola di bottoni vintage che custodisco gelosamente e che è un po’ l’eredità della nonna.
La nonna che era sarta e che disperava avessi mai preso un ago in mano riuscendone a fare qualcosa di buono. La nonna non c’è più ma sono rimasti i suoi abiti, i suoi tessuti. E a volte una gonna diventa una borsetta, altre una pochette. E quelli sono i miei lavori speciali perché non sono io sola a renderli unici.

Raccontaci qual’è il tuo punto di vista sulla realtà hand-made.
Trovo che sia una validissima alternativa al dilagare dell’anonimo prodotto industriale. Il “fatto a mano” è unico, realizzato da persone in carne ed ossa e racconta le storie non solo dei creatori ma anche dei clienti che scelgono un determinato stile, un determinato prodotto.
Trovo a dir poco fantastico poter personalizzare un oggetto con colori, decori e particolari che nessun altro potrà sfoggiare. Quando mezzo secolo fa si andava “a farsi fare un vestito” in realtà si compiva un rito. Si sceglievano le stoffe, i bottoni, i colori. Con calma, tra le chiacchere, senza la fretta del parcheggio che scade o della pausa pranzo che sta per finire. Ecco, la mia idea di hand – made è proprio questa: relax e unicità.
Nel tuo armadio c’è abbondanza di…
Se fossi una vera fashion victim saprei rispondere in maniera assolutamente inappuntabile a questa domanda. Potrei parlare degli ultimi trend o dell’ultima meravigliosa camicetta che ho comprato. In realtà non so neanche io cosa ci sia davvero nel mio armadio. In genere noto una stratificazione geologico modaiola particolarmente interessante. Orrende felpe primi anni novanta accanto a pantaloni vita bassa; sottovesti ultraleggere accanto ai vestiti della nonna provenienti direttamente dagli anni sessanta. A volte riesumo qualcosa, altre … è decisamente meglio chiudere le ante per evitare il crollo!
Come possono contattarti per gli acquisti le nostre lettrici?
La vetrina aggiornata delle mie creazioni la si trova sul mio Facebook o sul mio blog.
Per qualsiasi informazione si può mandare una mail a narcysa@hotmail.com












Grazie ^_^
uh mi piace un sacco la seconda foto!!!
Sono contenta!! Grazie Deborah!
Davvero una bella intervista! Mi piace il tuo modo di vedere la donna e la moda.
Brava!
Kisses.
Sara.
Grazie Sara!!! ^_^
Grande narcy!!!!! <3