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Il loft simbolo della bioarchitettura
Certo con lo shopping ha poco a che vedere, sicuramente non rientra neanche nel bagget mensile, ma che dico, annuale che ci siamo prefissate, ma è davvero un grande esempio di fai-da-te oltre che una lezione di rispetto per l’ambiente.
Si tratta di un edificio di Brooklyn, New York che di ecoloft ne vanta addirittura sei.
Il Nassau Brewery Icehouse, così si chiama l’edificio, prima dell’intervento di ristrutturazione era rimasto disabitato per vent’anni, si tratta del riadattamento a uso residenziale di un magazzino per lo stoccaggio del ghiaccio, ma soprattutto di una rivisitazione in chiave ecologica della tipologia a loft che si sa a Brooklyn va di parecchio di moda.
L’intervento di riqualificazione è stato realizzato da una coppia di tretenni, Benton Brown e Susan Boyle, senza alcuna esperienza precedente in campo di ristrutturazioni e progettazioni.
Per questo il progetto ha assunto valore anche dal punto di vista comunicativo, divenendo un esempio concreto della filosofia del fai-da-te, e della fruibilità di pratiche consolidate di bioarchitettura negli USA. La ristrutturazione e la suddivisione degli spazi e dei piani sono state elaborate dallo stesso Benton, che di mestiere è scultore. Susan, invece, profondamente interessata al tema dell’energia rinnovabile negli spazi urbani, ha contribuito all’organizzazione di tutto il lavoro per l’utilizzo delle fonti alternative.
Le strategie adottate per creare loft energeticamente efficienti, in grado di ottenere per primi a Brooklyn la certificazione Leed sono state molteplici: l’utilizzo della ventilazione naturale, l’acquisto di elettrodomestici energy-star, l’uso di una caldaia a condensazione ad alta efficienza e finestre a tutta altezza con grandi vetrate per la maggiore illuminazone naturale.
Ma anche un pavimento radiante, realizzato per favorire il riscaldamento degli ambienti con soffitti particolarmente alti e difficilmente riscaldabili con caloriferi tradizionali. Un tetto verde di circa 220 metri quadrati, costituito da piante a bassa manuntenzione, offre un ottimo riparo dall’irraggiamento nei mesi estivi, filtrando allo stesso tempo l’aria proveniente dalla strada, e serve anche per immagazzinare e filtrare l’acqua piovana. Sul tetto si trova inoltre un impianto fotovoltaico da 7,2 kW, che fornisce metà del fabbisogno di energia elettrica dell’edificio.
Durante la demolizione che ha preceduto la ristrutturazione, è stato recuperato quanto più materiale possibile. In particolare il legno è stato riutilizzato per le scale interne e gli arredi. In questo modo, oltre il 75% dei materiali provenienti dalla demolizione è stato riutilizzato.
Il progetto ha ottenuto un finanziamento dalla Keyspan Energy Company per coprire un terzo dei costi sostenuti per l’implementazione delle tecnologie verdi.
Escludendo l’investimento iniziale affrontato per acquistare lo stabile, il costo totale dell’intervento di recupero è stato pari a 1,1 milione di dollari. Dopo questa esperienza Susan e Brenton hanno iniziato a collaborare con la Columbia University e con la Parson School of Design, organizzando visite guidate per gli studenti.
[ via atcasa.corriere ]
















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